Oggi mi è particolarmente piaciuto l’articolo del quotidiano locale
La Provincia, che riporta alcune considerazioni fatte dall’attuale presidente della comunità autonoma delle canarie;
Paulino Rivero.
Lui dice che entro il 2020 le canarie saranno un popolo bilingue, spagnolo/inglese. E che a questo proposito devono essere dirette le eventuali istituzioni ed il mondo della formazione. Come dargli torto, il mercato del turismo così come l’alto numero di europei che si stanno trasferendo qui giustificano in pieno questa riflessione.
Dice inoltre che il futuro dell’economia canaria sarà purtroppo ancora per molti anni dipendente dal mercato del turismo e della costruzione edilizia. Questo commento mi giunge a proposito. Proprio nei giorni scorsi mi sono imbattuto in una web dell’associazione dei
gestori immobiliari di canarias. Nella web ho trovato un articolo di gennaio scorso, che descrive abbastanza bene la situazione dell’immobiliare nelle isole, e come dico io in alcuni miei post, sottolinea come la speculazione degli ultimi anni abbia prodotto la crisi attuale. Sostiene che al momento, partendo dal 2007 anno in cui è entrata la crisi ed è iniziato il crollo del mercato immobiliare, i prezzi del mattone nelle isole siano scesi del 30% circa quasi ovunque. Ma cosa ancora più interessante dice come entro il 2010 si debba arrivare ad un ulteriore discesa del 20% almeno. Si dice molto chiaramente come non sia possibile uscire dalla crisi attuale se TUTTI gli addetti ai lavori, proprietari e non, non entrino nell’ordine di idee che rispetto al 2007 i prezzi debbano scendere del 50% ovunque nelle isole. Quello, viene detto, sarà il fondo da toccare partendo dal quale si potrà parlare di ripresa del mercato.
Sono d’accordo.
Vedete, mi sono anche imbattuto in rete in blog e siti anche italiani che gridano alla cementificazione delle isole, e vorrebbero protezionismo ovunque. In particolare mi ha colpito la definizione di Fuerteventura come isola irrimediabilmente distrutta da spregiudicati, recentemente realizzati, resorts turistici.
Ma dove?
Fuerteventura ha 80.000 abitanti. Più capre che esseri umani. Parlo di residenti ovviamente. E’ con Tenerife la seconda isola per grandezza dell’arcipelago. Ma Tenerife ha quasi 1.000.000 di residenti?!
A parte Corralejo nel nord, Puerto del Rosario e Caleta nel centro e Jandia nel sud; deserto, rocce, montagne brulle e panorami holliwoodiani tipo; sono su di un nastro di asfalto direzione Salt Lake City, Utah. Perfetto diranno alcuni, vogliamo che resti così in tutto il suo romanticismo e la sua poesia … bene! Però, molti di questi “alcuni” vorrebbero trasferircisi e trovare lavoro o aprire una attività. E il lavoro chi ve lo dà? Perché secondo la legge commerciale del turismo, vedete: + posti letto = più clienti potenziali, ergo più posti di lavoro per voi e per gli isolani.
Anche io sono nauseato al vedere i mostri di cemento realizzati nel sud di Gran Canaria, a ridosso di montagne come tanti loculi, per essere rivenduti nella famigerata formula multiproprietà (grande fregatura anni 80). Vorrei che tutti i paesi sul mare fossero come la bellissima Agaete all’ovest di Gran Canaria, pueblo bellissimo, sul mare, in un contesto naturalistico da favola.
Ma sono comunque altresì convinto che per sviluppare economicamente, anche in modo sostenibile come va di moda definirlo negli ultimi tempi, un luogo, si debba fare i conti prima di tutto con la posizione geografica e le risorse del luogo stesso. Perché vedete: io mi sono occupato di logistica per 20 anni nel mio lavoro in Italia. Una cosa l’ho imparata, che dopo il costo del lavoro umano, il secondo costo che incide maggiormente su di un prodotto è quello del trasporto. Quindi, pensare di creare sulle isole qualsiasi altra forma di economia che non sia legata al turismo è solo pura utopia. Si può produrre software, quello viaggia in bit in rete e non costa nel trasporto. Ed infatti il Governo locale sponsorizza le aziende informatiche che intendessero investire qui, come ho già avuto modo di dire in altri post. Si potrebbero creare grandi parchi divertimenti nel cuore delle isole, tipo mini Disneyland’s, ma non oso pensare cosa ne direbbero i vari fanatici del protezionismo ad oltranza.
Qualcuno ben informato mi contesterà che: ma se a Fuerteventura gli hotel e le case sono tutti vuoti, spesso anche in alta stagione?! Sì, è vero, lo so anche io .. ho lavorato laggiù nel settore immobiliare, figurati.
Ma sapete perché??
Perché sono troppo CARI, COSTOSI … rapporto prezzo qualità osceno.
E perché sono cari? Perché se io proteggo (cosa che è avvenuta solo a Fuerteventura negli ultimi anni) l’intera isola con una legge che dice più o meno così: fuori dalle zone dedicate (Caleta/Castillo, Cotillo, Corralejo, Jandia) non si può più costruire, e comunque anche in queste aree ristrette le costruzioni non possono superare il primo piano di altezza ottengo quanto segue; l’impresa compra il lotto a prezzi esorbitanti, anche questo è scandaloso sulle isole, di seguito è costretta a costruire una casa piccola mono o bi-familiare che è poi quindi costretta rivendere a prezzi altissimi per rientrare dei costi. Ditemi, chi è disposto a comprare una casa di tre camere (camere di circa 7 mq cadauna) ed una piscina di 10 mq (roba che se sono alto 1,80 cm faccio una bracciata e mi rompo le corna sul bordo) al prezzo di 400.000 euro a Fuerteventura, cioè su di un pezzetto di deserto sperduto nell’oceano?
Questo non toglie che sia stata fatta tanta speculazione nelle isole, che ci sia stata e c’è tuttora tanta corruzione e mal gestione, ma vedete, a parte gli eccessi di chiacchiere alla fine ciò che resta sono i dati.
I dati dicono che le canarie perdono da anni competitività, ma non con il terzo mondo soltanto, dove il costo del lavoro è bassissimo, anche con USA e Asia. Perché vedete; i grattaceli di Miami e Honolulu od anche di New York, sono molto meno cari di una casa a Fuerteventura in affitto turistico. Unico neo, il costo del volo più caro. Ma poi anche Ryanair si scontra tutti i giorni con il Governo canario che non intende abbassare il costo delle tasse aeroportuali.
Io non voglio assolutamente cementificare Fuerteventura e ciò che resta delle altre isole, ma indubbiamente bisogna affrontare il problema dell’economia locale e di come renderla competitiva con il resto del mondo. E se anche lo stesso presidente del Governo locale sostiene la necessità di ridare impulso alla costruzione ed al turismo, qualcosa bisogna fare. E siccome nelle canarie turismo e costruzione vanno di pari passo, è secondo me necessario rivedere i piani di sviluppo. Le leggi del mercato sono semplici, c’è lavoro ed economia la dove c’è mercato. E mercato significa una buon bacino di persone residenti in un luogo che siano consumatori e produttori allo stesso tempo di prodotti o servizi.
Gli attuali 80.000 residenti di Fuerteventura non sono un mercato, e per creare un mercato bisogna portare più residenti e più turisti, quindi costruire molto di più. Alloggi, e strutture turistiche, servizi e parchi divertimento che diano lavoro …
Fonte delle notizie:
ACEGI (Associazione Gestori Immobiliari di Canarias)
La Provincia