lunedì 10 ottobre 2011

Da Gran Canaria: Opere d'arte realizzate con fili metallici


Tempo fa un caro amico spagnolo mi ha inviato queste foto, si tratta di opere realizzate a mano da sua padre utilizando dei fili metallici. Mi fa piacere pubblicare queste opere e l’indirizzo web del sito del padre, per offrirgli l’opportunità di fare conoscere questi lavori anche in Italia.

La particolarità di queste opere sta nel fatto, come dicevo, che sono realizzate con fili metallici. Si tratta di quadri e sculture formati da intrecci di fili metallici che vanno a comporre l’opera su di una base di legno a sfondo nero. L’opera classica si riproduce sistemando dei chiodi di varia misura sulla base di legno e in seguito si intrecciano i fili dando progressivamente forma all’immagine.

Nella pagnina web di questo interessante artista, che ha dedicato oltre trent’anni della sua vita a perfezionare questa tecnica, si possono incontrare diverse collezioni che vanno dalle repliche di dipinti famosi fino a creazioni originali, come per esempio:

La collezione Picasso


La collezione figure geometriche

La collezione “bodegones”

Naturalmente vi invito a visitare la web dell’artista così da poter apprezzare direttamente voi stessi le opere, e se vi interessano, potete contatatrlo direttamente. Il sito è in continua evoluzione e presto si includeranno anche alcune sculture realizzate con la stessa tecnica.
Continua.....

sabato 27 marzo 2010

Il futuro delle canarie

Oggi mi è particolarmente piaciuto l’articolo del quotidiano locale La Provincia, che riporta alcune considerazioni fatte dall’attuale presidente della comunità autonoma delle canarie; Paulino Rivero.

Lui dice che entro il 2020 le canarie saranno un popolo bilingue, spagnolo/inglese. E che a questo proposito devono essere dirette le eventuali istituzioni ed il mondo della formazione. Come dargli torto, il mercato del turismo così come l’alto numero di europei che si stanno trasferendo qui giustificano in pieno questa riflessione.

Dice inoltre che il futuro dell’economia canaria sarà purtroppo ancora per molti anni dipendente dal mercato del turismo e della costruzione edilizia. Questo commento mi giunge a proposito. Proprio nei giorni scorsi mi sono imbattuto in una web dell’associazione dei gestori immobiliari di canarias. Nella web ho trovato un articolo di gennaio scorso, che descrive abbastanza bene la situazione dell’immobiliare nelle isole, e come dico io in alcuni miei post, sottolinea come la speculazione degli ultimi anni abbia prodotto la crisi attuale. Sostiene che al momento, partendo dal 2007 anno in cui è entrata la crisi ed è iniziato il crollo del mercato immobiliare, i prezzi del mattone nelle isole siano scesi del 30% circa quasi ovunque. Ma cosa ancora più interessante dice come entro il 2010 si debba arrivare ad un ulteriore discesa del 20% almeno. Si dice molto chiaramente come non sia possibile uscire dalla crisi attuale se TUTTI gli addetti ai lavori, proprietari e non, non entrino nell’ordine di idee che rispetto al 2007 i prezzi debbano scendere del 50% ovunque nelle isole. Quello, viene detto, sarà il fondo da toccare partendo dal quale si potrà parlare di ripresa del mercato.

Sono d’accordo.

Vedete, mi sono anche imbattuto in rete in blog e siti anche italiani che gridano alla cementificazione delle isole, e vorrebbero protezionismo ovunque. In particolare mi ha colpito la definizione di Fuerteventura come isola irrimediabilmente distrutta da spregiudicati, recentemente realizzati, resorts turistici.

Ma dove?

Fuerteventura ha 80.000 abitanti. Più capre che esseri umani. Parlo di residenti ovviamente. E’ con Tenerife la seconda isola per grandezza dell’arcipelago. Ma Tenerife ha quasi 1.000.000 di residenti?!

A parte Corralejo nel nord, Puerto del Rosario e Caleta nel centro e Jandia nel sud; deserto, rocce, montagne brulle e panorami holliwoodiani tipo; sono su di un nastro di asfalto direzione Salt Lake City, Utah. Perfetto diranno alcuni, vogliamo che resti così in tutto il suo romanticismo e la sua poesia … bene! Però, molti di questi “alcuni” vorrebbero trasferircisi e trovare lavoro o aprire una attività. E il lavoro chi ve lo dà? Perché secondo la legge commerciale del turismo, vedete: + posti letto = più clienti potenziali, ergo più posti di lavoro per voi e per gli isolani.

Anche io sono nauseato al vedere i mostri di cemento realizzati nel sud di Gran Canaria, a ridosso di montagne come tanti loculi, per essere rivenduti nella famigerata formula multiproprietà (grande fregatura anni 80). Vorrei che tutti i paesi sul mare fossero come la bellissima Agaete all’ovest di Gran Canaria, pueblo bellissimo, sul mare, in un contesto naturalistico da favola.

Ma sono comunque altresì convinto che per sviluppare economicamente, anche in modo sostenibile come va di moda definirlo negli ultimi tempi, un luogo, si debba fare i conti prima di tutto con la posizione geografica e le risorse del luogo stesso. Perché vedete: io mi sono occupato di logistica per 20 anni nel mio lavoro in Italia. Una cosa l’ho imparata, che dopo il costo del lavoro umano, il secondo costo che incide maggiormente su di un prodotto è quello del trasporto. Quindi, pensare di creare sulle isole qualsiasi altra forma di economia che non sia legata al turismo è solo pura utopia. Si può produrre software, quello viaggia in bit in rete e non costa nel trasporto. Ed infatti il Governo locale sponsorizza le aziende informatiche che intendessero investire qui, come ho già avuto modo di dire in altri post. Si potrebbero creare grandi parchi divertimenti nel cuore delle isole, tipo mini Disneyland’s, ma non oso pensare cosa ne direbbero i vari fanatici del protezionismo ad oltranza.

Qualcuno ben informato mi contesterà che: ma se a Fuerteventura gli hotel e le case sono tutti vuoti, spesso anche in alta stagione?! Sì, è vero, lo so anche io .. ho lavorato laggiù nel settore immobiliare, figurati.

Ma sapete perché??

Perché sono troppo CARI, COSTOSI … rapporto prezzo qualità osceno.

E perché sono cari? Perché se io proteggo (cosa che è avvenuta solo a Fuerteventura negli ultimi anni) l’intera isola con una legge che dice più o meno così: fuori dalle zone dedicate (Caleta/Castillo, Cotillo, Corralejo, Jandia) non si può più costruire, e comunque anche in queste aree ristrette le costruzioni non possono superare il primo piano di altezza ottengo quanto segue; l’impresa compra il lotto a prezzi esorbitanti, anche questo è scandaloso sulle isole, di seguito è costretta a costruire una casa piccola mono o bi-familiare che è poi quindi costretta rivendere a prezzi altissimi per rientrare dei costi. Ditemi, chi è disposto a comprare una casa di tre camere (camere di circa 7 mq cadauna) ed una piscina di 10 mq (roba che se sono alto 1,80 cm faccio una bracciata e mi rompo le corna sul bordo) al prezzo di 400.000 euro a Fuerteventura, cioè su di un pezzetto di deserto sperduto nell’oceano?

Questo non toglie che sia stata fatta tanta speculazione nelle isole, che ci sia stata e c’è tuttora tanta corruzione e mal gestione, ma vedete, a parte gli eccessi di chiacchiere alla fine ciò che resta sono i dati.

I dati dicono che le canarie perdono da anni competitività, ma non con il terzo mondo soltanto, dove il costo del lavoro è bassissimo, anche con USA e Asia. Perché vedete; i grattaceli di Miami e Honolulu od anche di New York, sono molto meno cari di una casa a Fuerteventura in affitto turistico. Unico neo, il costo del volo più caro. Ma poi anche Ryanair si scontra tutti i giorni con il Governo canario che non intende abbassare il costo delle tasse aeroportuali.

Io non voglio assolutamente cementificare Fuerteventura e ciò che resta delle altre isole, ma indubbiamente bisogna affrontare il problema dell’economia locale e di come renderla competitiva con il resto del mondo. E se anche lo stesso presidente del Governo locale sostiene la necessità di ridare impulso alla costruzione ed al turismo, qualcosa bisogna fare. E siccome nelle canarie turismo e costruzione vanno di pari passo, è secondo me necessario rivedere i piani di sviluppo. Le leggi del mercato sono semplici, c’è lavoro ed economia la dove c’è mercato. E mercato significa una buon bacino di persone residenti in un luogo che siano consumatori e produttori allo stesso tempo di prodotti o servizi.

Gli attuali 80.000 residenti di Fuerteventura non sono un mercato, e per creare un mercato bisogna portare più residenti e più turisti, quindi costruire molto di più. Alloggi, e strutture turistiche, servizi e parchi divertimento che diano lavoro …

Fonte delle notizie:
ACEGI (Associazione Gestori Immobiliari di Canarias)
La Provincia
Continua.....

giovedì 25 marzo 2010

Bed & Breakfast aggiornamento

Come promesso vi comunico le ultime vicissitudini relative all’ormai famoso Bed & Breakfast di cui vi avevo parlato.

E’ finalmente uscita l’ispezione dei funzionari del Patronato del Turismo per verificare la casa antica di Vegueta (zona storica di Las Palmas). La casa va bene, è idonea, e non essendo nella zona protetta è anche possibile ottenere il cambio di destinazione d’uso per farne un hotel rurale. Sì perché il B&B di fatto non è contemplato dalla legge spagnola, l’unico modo di ottenere licenza di affittare camere in modo B&B è quello di ottenere la licenza di hotel rurale. Questa licenza non prevede, come supporrebbe il nome, solo strutture di campagna rurali, ma anche case storiche in città.

Le regole sono semplici: non più di 8 camere, 15 posti letto, costruzione deve essere anteriore al 1950, 1 bagno ogni tre camere e camere di minimo 10mq cadauna.

Notate bene; la costruzione deve essere antecedente al 1950, altrimenti non vi danno la licenza.

Ora, il Patronato necessita solo di copia dell’avvenuta richiesta, da parte della padrona della casa, di cambio destinazione urbanistica inoltrata all’ayuntamiento. Con questa provvederanno a sollecitare la medesima ed a emettere il permesso conseguente per aprire l’attività.

Più o meno abbiamo calcolato che se tutto va bene per il prossimo mese di settembre si potrà essere operativi.

Con il mio amico abbiamo calcolato che più o meno occorreranno circa 50.000 euro di fondo investimento per partire; piccole riparazioni, tinteggio, acquisto letti che mancano, tv… etc…

Io quindi mi sono definitivamente tirato fuori, non disponendo dei soldi e non potendo avere un finanziamento. Inoltre abbiamo fatto una piccola ricerca commerciale ed anche con l’aiuto del Patronato abbiamo stabilito che il prezzo medio di 55 euro notte per la doppia camera era un poco alto. Dovendo quindi abbassare la media a 40 euro notte la tabella costi ricavi si trasforma di conseguenza in negativo e quindi non ci sarebbe “trippa per gatti” come si dice per quattro persone.

Si dovrà inoltre, tentare, di trattare il prezzo dell’affitto. 3500 euro mese sono davvero troppi, anche se la casa è davvero bella e grande. Con un paio di pareti in più e il ritocco di due stanze all’ultimo piano, si possono raggiungere le 16 stanze. Considerando che 8 sono quelle da dedicare al B&B, rimangono 8 stanze, una per i gestori e le altre affittabili mensilmente a studenti universitari alla media di 200/250 euro mese il che contribuirebbe ad abbassare il costo dell’affitto.

Da questo momento ufficialmente il mio amico proseguirà solo nell’avventura, è davvero entusiasta dell’idea, e intende andarci a fondo. E’ quindi molto probabile che in settembre prossimo apra i battenti il nuovo hotel, che il mio amico ha già deciso di battezzare “Bed & Breakfast Old Town Vegueta”.

Gli faccio i miei migliori auguri …

Continua.....

lunedì 22 marzo 2010

Secondo lavoro a Fuerteventura

Continua la mia saga sull’isola. E si arricchisce anche il mio curriculum.

Come avevo detto nel post precedente l’agenzia immobiliare non si era rivelata una buona scelta. Grazie quindi ad un amico che fa catering in giro per hotel, trovo un posto come addetto al servizio tecnico, (piccole riparazioni) in un hotel nel centro di Caleta de Fuste. Avevo portato tanti curriculum in giro per hotel ed aziende, ma come spesso accade anche in Italia, se non conosci nessuno è molto difficile entrare.

Entro in forze nello staff manutentori dell’hotel i primi di luglio 2007. In piena alta stagione. L’hotel è pieno, vacanzieri all inclusive, quelli per intenderci che fanno piscina –spiaggia-ristorante tutti i santi giorni della loro canonica settimana di vacanza low cost. E io mi chiedo ma per quale astruso motivo uno debba pagare anche se poco, per restare chiuso in un hotel senza mai uscire?!

Siamo in sette nello staff di manutentori. Uno è il capo, quello che ha la reperibilità notte e giorno se per caso … gli altri sei siamo io e cinque colleghi che si suddividono i turni in questo modo: tre il mattino dalle 6 alle 3 e due per la notte dalle 3 alle 12 (mezzanotte). Uno è il jolly, colui che permette a turno di fare il riposo settimanale a tutti. Inutile dire che il riposo spesso salta in periodo di piena, e che il mio turno la notte che dovrebbe terminare alle 12 spesso arriva anche all’una.

Vi presento lo staff: il capo è caraibico originario dell’isola di Aruba. Quattro sono originari di Gran Canaria, ed uno è Uruguayo, ed io.

Vi presento la struttura di cui prenderci cura. Hotel 4 stelle nato poco meno di 4 anni fa, semi nuovo, 313 stanze. Tre piscine al piano terra e una con due jacuzzi in azotea (sul tetto dell’edificio). Sistema di filtraggio e mantenimento piscine (quello che controlla livelli di cloro e ph per intenderci) fuori uso. Tutte le sere sarà il mio compito di prelevare campioni dell’acqua e verificare se sono nei limiti. E quindi ripristinare i livelli aggiungendo cloro o ph a seconda del fabbisogno, manualmente con il secchio. Cosa per altro dannosissima alla salute.

Sistema di condizionamento dell’hotel completamente inutilizzabile, gli scarichi dei condizionatori a tetto, sono stati realizzati in salita. Ergo, quando la vaschetta di recupero della condensa è piena, per effetto della gravità l’acqua esce e così piove sulla testa dei clienti. Proposto ai vertici di comprare delle micro pompe per espellere la condensa: risposta, il budget non lo permette.

Piscine e docce sul tetto dell’hotel utilizzano uno scarico non isolato che presenta più punti incompiuti. Risultato, quando il livello delle piscine passa il limite e le vasche di raccolta scaricano , filtra sotto. Almeno 5 stanze dell’ultimo piano sono inondate da acqua, scrosci letteralmente, sui letti e le teste della gente. Segnaliamo che serve un intervento strutturale importante per isolare e ricreare le parti mancanti, ci rispondono che non ci sono soldi. Varie altre tubazioni importanti dell’hotel perdono in modo irrimediabile. Ho esperienza di meccanica, non parlo di danni dovuti all’usura, parlo di negligenza volontaria in fase di costruzione e/o in fase di ispezione (se mai ce ne stata una).

Non vi annoio con tutti gli altri dettagli assurdi su una struttura come tante altre nell’isola, sappiate solo che a fine settembre la metà dei miei colleghi è stata licenziata, capo incluso. I divento il nuovo capo della manutenzione e restiamo in tre. Mio è definitivamente il turno di notte, vi immaginate tutte le notti dalle 3 del pomeriggio alle 12 dover attendere 330 camere con i problemi che vi ho detto da solo?

In questi mesi io la spiaggia non l’ho mai vista. Tornavo a casa all’una, il tempo di mangiare qualcosa e fare la doccia, non immaginate quanto bruci la pelle dopo aver per ore tenuto il cloro in polvere su di essa. A nulla servono guanti e mascherina, la polvere finissima si insinua ovunque, soprattutto nei polmoni.

Alle due e mezza andavo a letto tutte le notti e mi alzavo alle dieci tutti i giorni. Tempo per fare colazione, andare a fare un po’ di spesa, al bar di una amica a fare due chiacchiere e bere un caffè ed era già ora di tornare al lavoro. L’unico giorno libero lo trascorrevo in casa, per fare le mie cose, pulire casa, lavare i panni, rispondere alle mail degli amici, e per scaricare anche un po’ lo stress.

Ovviamente scaduto il contratto, passata l’alta stagione, mi sono ritrovato senza lavoro.

Dimenticavo: il salario era di 1100 euro mensili x 12 mensilità. In Spagna la tredicesima e la quattordicesima molto spesso vengono ripartite e suddivise per dodici.

Spero non avervi demoralizzato, a quanti sognano Fuerteventura e le Canarie, volevo solo farvi uno spaccato di vita isolana vissuto di persona, che forse aiuta a riflettere. Volevo anche dire che non tutti gli hotel sono in queste condizioni alle Canarie, ne tantomeno tutte le ditte explotadoras (gestrici della struttura) sono tanto ciniche e avare oltre che sprovvedute. Ma qualcuno sì …



Continua.....

domenica 21 marzo 2010

Primo lavoro a Fuerteventura

Le ragioni che mi hanno spinto a partire sono più o meno le stesse che mi accomunano a tutti voi che leggete questo mio blog ed avete il sogno di trasferirvi a vivere altrove. Il mare il sole, la vita più tranquilla e rilassata. Meno code sulle strade, una vita più semplice ed essenziale.

Cosa ho trovato nella prima fase del mio trasferimento? Sono partito per Fuerteventura su invito di una persona che là gestiva una agenzia immobiliare. Conosciuto in un primo viaggio, questa persona mi chiamò a casa in Italia per offrirmi di entrare a fare parte dello staff dell’agenzia. Mi disse che sarebbe bastato vendere circa cinque case al mese per avere uno stipendio da favola.

La cosa non mi convinceva, ma l’isola mi attraeva tanto e come sapete, quando uno è innamorato di qualcosa non è propriamente obiettivo nel valutare tutti i pro ed i contro.

Arrivato sull’isola i primi di marzo del 2007 inizio subito a lavorare nell’agenzia. Una piccola filiale in centro a Caleta de Fuste, che ora è stata chiusa causa crisi. Il mio lavoro consisteva nell’aspettare che i clienti, per lo più inglesi, entrassero, interessati all’acquisto. Quindi cercare di convincerli della positività e potenzialità di un acquisto sull’isola. Dovevo inoltre gestire anche le mail di quanti visionavano le offerte del sito web e seguire il loro interesse per una proprietà cercando di convincerli a venire sull’isola a comprare.

Ben presto mi resi conto che le cose non funzionavano così bene. La crisi immobiliare era già in atto, e ne io ne i miei colleghi si riusciva a vendere. Ed essendo pagati a commissioni, questo significava passare le giornate in un ufficio ad aspettare clienti che non venivano, senza guadagnare niente.

Mi resi conto che da questo lavoro non avrei tratto nulla, e non solo perché la speculazione immobiliare stava arrivando al suo capolinea in tutto il mondo, ma anche perché in particolare in Spagna ed alle Canarie si era davvero esagerato.

Negli ultimi 20 anni si era costruito tanto, troppo e male come ho sempre detto. Soprattutto la fretta di realizzare case e bungalow per la fame di tedeschi ed inglesi che investivano sul mattone, unico investimento sicuro come da sempre viene insegnato a tutti, ha fatto risparmiare sulla qualità.

Mi ricordo il mio ex collega inglese, che in patria aveva venduto tutto per costruirsi a Fuerteventura una villa con piscina, troppo grande per lui. Arrivata la crisi l’ha messa in vendita, non poteva più permettersi di pagare il mutuo … non l’aveva mai sfruttata! Un altro ex collega e buon amico, spagnolo, comprata anche lui una casa molto grande, entrata la crisi si trova a non poter più fare fronte al mutuo. La banca lo minaccia di prendergli la casa, non paga la bolletta della luce e gli tagliano l’erogazione. Mi chiede aiuto … Poi la moglie lo lascia con il figlio, solo, forse a causa di tutto questo insieme che ha fatto nascere delle tensioni tra di loro …

Altri amici che possiedono case sull’isola hanno dovuto ridurre drasticamente la somma richiesta per l’affitto, per potere almeno contare su di una piccola rendita che li aiuti a pagare il mutuo …

Al momento in cui vi scrivo i prezzi sull’isola sono davvero crollati. Si trovano molte case con piscina, singole, nuove, tre camere a prezzi sui 280.000 euro quando prima se ne chiedevano almeno 400.000.

Tutto sommato mi ritengo fortunato di non essermi lanciato all’acquisto di un immobile in loco, almeno mi sono protetto dall’evolversi di questa situazione terribile.

Vi racconterò in seguito le mie altre avventure lavorative sull'isola ...
Continua.....

sabato 20 marzo 2010

“Las Fallas” di Valencia: festa di creatività e fuochi

Las Fallas”, anche conosciuta come “fiestas josefinas”, è una celebrazione in onore di San Giuseppe (patrono dei carpentieri) che si verifica dal 15 al 19 marzo in qualche cittadina in provincia di Valencia, e che è stata anche esportata da alcuni spagnoli emigrati sino al “Mar del Plata” in Argentina.

Per l’occasione e grazie alla sua fama, in queste date Valencia accoglie fino ad un milione di turisti.

Il nome di “fallas” proviene dal valenciano medievale e significa torce; attualmente si usa per riferirsi alle creazioni artistiche che si realizzano, generalmente fatte di materiale combustibile come il sughero e che verranno arse come falò. Agli inizi si trattava di ardere semplicemente segatura e i ritagli di legno inutilizzati dai vari laboratori falegnami delle città, nel corso del tempo questa segatura è andata prendendo forma e vita e si iniziò a costruire monumenti satirici che inizialmente rappresentavano persone del villaggio ma che oggi possono rappresentare personaggi di tutta Spagna come del resto del mondo. Quindi, si credeva che questa azione avesse un carattere purificatore e che il fuoco eliminasse tutti problemi e malanni vari; oggi riunisce i valenciani in una tradizione comune che gli permette di esprimere il loro senso di appartenenza sociale.

E’ bene ricordare che oggi come oggi le costruzioni sono di una tale bellezza, estetica e perfezione nei dettagli tali che le diverse “casas falleras” (come si chiamano i laboratori dove si costruiscono le creazioni) devono trovare fonti di ingresso fondi, sponsors quindi, per potere pagare le loro sculture (ci sono sculture che hanno superato i 720.000 euro).

Il totale delle sculture che si producono è davvero impressionante, arrivando in alcuni anni a superare le 350 e necessitando così di mesi di lavoro. Quindi, si stabilisce un giudice che avrà il compito di scegliere la migliore “falla” per categoria ed il pupazzo che verrà salvato (cioè, che non sarà bruciato). Tuttavia, l’indulto che salverà il pupazzo sarà deciso dal pubblico dato che queste sculture saranno esposte per vari giorni prima della celebrazione. Naturalmente non può mancare la “cabalgata” (processione), le sculture vanno a zonzo per la città tra spettacoli e musica per le strade. E’ consigliabile vedere le sculture esposte prima della processione, per poterle valutare con tranquillità e poter così apprezzare maggiormente i dettagli. I luoghi dove si espongono sono generalmente in piena luce e le sculture decorate con ulteriori luci colorate. Chissà, è forse per questo amore per l’illuminazione che contraddistingue i cittadini di Valencia che si conosce questa città anche con il nome di Città della Luce.

La festa inizia il giorno 15 di marzo, i preparativi sono ammirabili, cominciando con il primo di marzo quando si fanno i “mascletàs”, uno spettacolo di petardi, fuochi artificiali e salve di cannone adeguatamente sincronizzati in modo da sembrare un concerto di esplosioni in perfetta armonia. Anche se la pirotecnica è la regina che accompagna tutta la celebrazione, il giorno 18 di marzo ha la sua notte che è conosciuta come “La noche del fuego”.

Il giorno 19 ha luogo “la noche de la quema” ( la notte dei falò); senza ulteriori spiegazioni, pare che la intera città arderà con i suoi falò. Uno spettacolo che merita di essere visto almeno una volta nella vita anche se dà un poco di pena vedere distruggere dal fuoco queste opere d’arte.

Naturalmente in questi giorni si possono gustare i “buñuelos” (tipici dolci locali) e la arciconosciuta “paella valenciana”. Una esperienza da non perdersi, sempre che non si abbia paura del fuoco, signore dei luoghi in questi giorni …

Continua.....

  ©Modificato da Fabio il 'Perhentian'Blogger Template by Ourblogtemplates.com 2008| Privacy Policy

Back to TOP